
Ho tra le mani il libro “Eclissi dell’umanità”, il primo romanzo di fantascienza di Francesco Russo Spena (Albatros 2021). Gli amici del “Boccale di Sofia” lo hanno presentato pochi giorni fa a Marigliano. Non l’ho ancora letto per intero, ma lo finirò subito perché è una storia ben scritta e perché mi ha regalato il dono di tornare indietro ai tempi in cui da ragazzo divoravo i romanzi di fantascienza pubblicati dalla collana Urania di Mondadori. Ho letto i primi capitoli e l’ultimo: non è un modo “corretto”, ma ero spinto sia dal rinnovato piacere della lettura di un romanzo di fantascienza, sia dalla curiosità di sapere come l’autore era in grado di costruire la storia e sviluppare i tanti ingredienti che ha messo insieme.
Il libro di Francesco Russo Spena non sfigurerebbe nella collana di Urania. È un esempio di quello che gli appassionati del genere definiscono “fantascienza dura”, hard science fiction, perché ha tutti gli elementi che la caratterizzano: viaggi interstellari, esplorazioni di nuovi pianeti, battaglie spaziali con civiltà aliene ostili, ma anche l’incontro/scontro con una nuova razza, figlia della nostra, nata dall’unione tra homo sapiens e software “biotici”. C’è poi l’incontro con la razza aliena che nel passato aveva creato la nostra specie e ora ha deciso di riportala indietro nel tempo, facendola regredire allo stato primitivo. Ci sono le colonie spaziali in orbita, quasi indipendenti e che non sopportano il legame politico vessatorio con la Madre Terra. E poi c’è la descrizione delle navi spaziali, i motori gravitonici e delle tecnologie che un giorno avremo a disposizione ma che oggi possiamo solo sognare.
Insomma, c’è una quantità enorme di ingredienti e di spunti, che però sono ben connessi: nei primi capitoli la densità di eventi e di sorprese ti tiene legato alla pagina, con il desiderio di leggere il seguito, anzi “vedere il seguito”. Sì, perché la scrittura è lineare, la storia è avvincente e (forse a causa della mia predisposizione di appassionato del genere) a me sembra che l’autore sappia rendere in modo quasi cinematografico alcune scene.
La storia inizia su un pianeta che conosco bene: Gliese 581 c, il secondo pianeta intorno alla stella Gliese 581. Questo pianeta esiste davvero, gli astronomi lo hanno scoperto nel 2007 nella costellazione della Bilancia, distante appena 20 anni luce. La sua scoperta fu importante, perché era il primo esopianeta noto simile alla Terra ad orbitare nella zona abitabile del suo sistema planetario, con una temperatura superficiale probabilmente idonea a mantenere l’acqua allo stato liquido. Se un giorno sapremo viaggiare tra le stelle e avremo bisogno di una nuova casa, ecco Gliese 581 c potrebbe essere una nostra meta. L’autore parte proprio da questa idea per costruire la sua storia di avventura. Immagino che nei giorni del lontano 2007, Francesco Russo Spena, come me, leggeva la notizia della scoperta di Gliese 581 c e come me immaginava gli scenari alieni di questo possibile gemello della Terra. Io ho continuato a studiare pianeti simili alla Terra, lui ci ha costruito una lunga, avvincente storia di avventure.
Quello che Francesco descrive del pianeta è frutto della sua illimitata, generosa fantasia, ma è anche coerente con quel poco che i nostri strumenti ci dicono. Il mondo alieno descritto da Francesco Russo Spena è plausibile, possibile. Umberto Eco diceva che la vera prova della creatività di un autore è quando si confronta con i limiti e i vincoli di quello che sappiamo per immaginare un mondo nuovo, un universo coerente, possibile. Questo libro supera questa prova.
Come ogni romanzo di avventure, si conclude con la promessa di nuove avventure all’orizzonte. Infatti, il libro era solo la prima parte di una saga che il nostro giovane scrittore aveva già immaginato. Francesco ora vive all’interno dei suoi romanzi.
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