La recensione di Patrizia Caraveo, astrofisica, dal Domenicale del Sole 24 Ore del 12 novembre.
Non è stata ancora scoperta la nuova Terra ma il telescopio spaziale Jwst è attivo da solo un anno e non bisogna avere fretta come descrive in modo molto efficace Covone nel suo Altre Terre, un libro che mi ha colpito per la completezza della trattazione unita alla facilità di lettura.
L’autore realizza un ottimo connubio tra il racconto dell’evolversi di un problema astronomico e a sua carriera da ricercatore. Ci racconta con franchezza che lui a studiare gli esopianeti non ci pensava proprio. Era andato dal suo professore per chiedere una tesi di cosmologia ed era rimasto un po’ male quando si era sentito dire che doveva invece occuparsi di esopianeti. Colto di sorpresa, si è messo a studiare e ha tracciato la storia della ricerca di pianeti intorno ad altre stelle fino dai suoi albori scoprendo, e ora raccontando, una incredibile serie di tentativi falliti basati su decenni di osservazioni sfociati in scoperte non confermate, semplicemente perché basate su dati imprecisi.
Una volta che un risultato viene confutato c’è chi si rifiuta di ascoltare e chi ammette l’errore. La più spettacolare ritrattazione risale al 1992 quando il mondo dell’astrofisica era stupefatto dalla scoperta di un pianeta in orbita intorno a una pulsar, una stella morta formatesi a seguito dell’esplosione di una supernova. Tutti si chiedevano come fosse possibile che dei pianeti potessero sopravvivere ai convulsi momenti dell’esplosione di una stella di grande massa. Le osservazioni erano state fatte da un gruppo tra i più prestigiosi attivi nella ricerca radioastronomica e nessuno sospettava che il pianeta fosse la conseguenza di una imprecisione nella posizione usate nel corso della complessa analisi temperale dei dati. Il racconto della ritrattazione della scoperta mi ha portato indietro nel tempo perché io ero presente e non avevo potuto fare a meno di immedesimarmi nel collega che era stato invitato ad un prestigiosa conferenza per ricevere il plauso delle comunità ma che invece, con grande onestà intellettuale, si era presentato per assumersi la responsabilità di un errore che evidentemente non era stato fatto da lui. Ma tant’è.
Alla fine, il primo vero pianeta extrasolare è stato una assoluta sorpresa, incredibilmente diverso da quello che si stava cercando e questo spiega perché, fatto salvo il non pianeta visto dai radioastronomi, ci fossero stati così numerosi fallimenti delle ricerche in ottico. Generazioni di astronomi si erano incaponiti a cercare una copia del sistema solare, dimostrando di avere tanti preconcetti e poca fantasia. Ora abbiamo le idee molto più chiare tanto che possiamo persino cercare di immaginare come sarebbe vivere su un pianeta che ruota intorno a due soli, oppure su uno dei pianeti che orbitano intorno Trappist, una piccola stella con un sistema planetario composto da 5 pianeti di dimensioni grossomodo terrestri.
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